SONO OFFLINE FINO AL 18 LUGLIO.
I commenti saranno tutti pubblicati al mio ritorno. Per lo stesso motivo non potrò rispondere alle mail. Per urgenze sono raggiungibile sul cellulare.

Ich werde bis zum 18. Juli offline sein.
Kommentare werden erst nach meiner Rückkehr veröffentlicht werden. Aus demselben Grund werde ich auch keine Emails beantworten.

Cosa sta succedendo a Daniel?

lunedì 25 febbraio 2008

Commento su Economia della felicità

Economia della felicità di Luca De Biase è uno di quei libri che toccano molti concetti importanti e in alcun casi senti che l'argomento citato per dare un'idea del contesto socio-culturale è pregno di possibilità di approfondimento. Sono questi i libri che mi piacciono di più, perché stimolano l'indagine in altri campi del sapere umano in maniera mirata e contemporaneamente contestualizzata in un quadro molto più ampio, che va oltre i confini della materia trattata.
Economia della felicità parte dalla presa di coscienza che ci troviamo alle porte di una nuova fase globale che muterà gli schemi sociali, culturali ed economici. Gli assaggi che possono gustare le persone più attente sono molti. Si può già delineare punto d'arrivo dei cambiamenti apportati dagli strumenti offerti dal web, nonostante si trovi ancora immerso nella nebbia del futuro.

Secondo l'autore del libro, uno degli ultimi ostacoli da superare prima di entrare nella rivoluzione di paradigmi che difficilmente si potrà arrestare è l'abbattimento degli schemi dei vecchi media, televisione prima di tutti, per poi abbandonarsi alle forze autonome e incontrollabili del web 2.0.

Il libro cerca di delineare tra le varie cose la nuova economia. Analizza quali sono i punti deboli di quella che ha dominato dall'avvento dell'era industriale. Dal mio punto di vista però c'è un errore, che forse è semplicemente dovuto al diverso uso del termine economia.

L'economia in sé non può fallire, dal mio punto di vista. Il capitalismo che si è imposto finora potrà subire dei cambiamenti e forse addirittura scomparire, ma l'economia è la dimensione in cui vecchio e nuovo si confrontano.

Per fare un parallelismo possiamo dire che una religione fallirà, che il suo messaggio non è più attuale, che ha perso l'appoggio di tutti i fedeli, che ha subito troppe scissioni e cambiamenti, ma la religiosità umana non potrà estinguersi per il fallimento di una religione. La gente passerà a qualcosa di diverso, ma vorrà sempre (salvo eccezioni nietzschiane) soddisfare il suo bisogno metafisico.

Parimenti può passare la moda della cucina italiana, ma la necessità primaria di nutrirsi non potrà essere debellata dall'uomo.

L'economia è la dimensione della ricerca per la soddisfazione dei bisogni umani facendo uso di metodi e mezzi praticabili. Il comunismo era un modo di fare economia, ma si è scontrato con altre dimensioni umane. Il capitalismo è stato favorito finora dalle qualità umane della classe dominante e di quella succube.

Forse cambieranno le politiche economiche delle aziende, i prodotti in commercio, i servizi offerti, la comunicazione tra produttore e consumatore (se vogliamo chiamare queste due figure ancora così), ma il fine di soddisfare i bisogni altrui per soddisfare i propri rimarrà.

Il servizio non sarà pagato dall'utente ma da chi farà pubblicità per mezzo di quel servizio. In ogni caso chi provvede a fornire un servizio guadagnerà sempre. Punterà a coprire le spese e a ricavare degli utili.

Lo stesso principio economico si applicava prima dell'avvento della moneta all'epoca dello scambio e del baratto. Davo via ciò che mi era di troppo per ottenere dei beni che avrebbero soddisfatto altri miei bisogni. Si investiva e di guadagnava. Le risorse si allocavano secondo le dinamiche descritte da Adam Smith e così sarà sempre.

De Biase parla dell'economia del dono. La dimensione della gratuità. Anche laddove non vi sia un rapporto di interdipendenza creato dall'abitudine a dover ricambiare un regalo, chi dona ci guadagna in termini umani, relazionali, personali. Che ne sia cosciente o meno, il dono non è solo una diminuzione del proprio patrimonio, ma è una diversa distribuzione di ricchezza nella stessa persona.

La generosità è una qualità che porta la dinamicità nel subconscio. Non è il frutto di un'evoluzione sociale dovuta ai mezzi di comunicazione. Questi possono accentuare le qualità umane, possono offrire nuovi canali di scambio, ma la fonte delle forze che muovono l'uomo a usare la tecnologia sono innate nel DNA umano e non si creano né si distruggono.

Di esse se ne può prendere coscienza e le si possono assecondare, ma non esistono modelli economici che li plasmano.

Il gusto nella condivisione di opinioni su libri, di preferenze di canzoni, di esperienze tramite i blog non è che l'innata qualità umana che Aristotele aveva identificato secoli prima dell'avvento di internet come socievolezza umana. L'uomo è un animale sociale. Lo è sempre stato.

4 commenti:

pank ha detto...

il dono accresce anche la circolazione delle cose e crea percorsi alternativi a quelli controllati da chi detiene il potere economico e quello dei media tradizionali. Il dono consente di sopravvivere a cose che altrimenti sparirebbero. Però la rivoluzione sociale di internet è grande e piccola allo stesso tempo, perché s'ingrandisca e cambi davvero le cose ci vorrà molto tempo. E forse non succederà mai fino in fondo.

Giacomo ha detto...

Secondo me però quella che tu definisci "economia" come concetto (vedi "religiosità") è in contraddizione con quello che scrivi poco sotto: "ma il fine di soddisfare i bisogni altrui per soddisfare i propri rimarrà".

Questa seconda affermazione, almeno secondo me, descrive una particolare forma di allocazione delle risorse.

L'economia è invece la necessità di allocare le risorse.

Soddisfare i propri bisogni soddisfando gli altrui è un criterio che possiamo porre come modello per noi culturalmente perfetto, ma non costituisce una costante nelle economie.

thomas yancey ha detto...

Le società moderne devono organizzarsi per rispondere ai bisogni, per equilibrare le spinte sociali diverse, per migliorare la capacità della democrazia di correggere le ingiustizie e arginare le prevaricazioni. Le “verità” devono pertanto emergere dall’esame della realtà, essendo inutile e pericoloso ogni dogmatismo che propugni una “verità assoluta” precedente alla valutazione dei problemi che la vita quotidiana pone. La risposta all’incertezza e alle intricate difficoltà insite nei rapporti umani e sociali non può perciò essere la metafisica, essenzialmente luogo di rifugio dalle paure che paiono finora connaturate all’esistenza.

Daniel ha detto...

a Giacomo: Forse mi sono confuso o spiegato male. Quello che io penso è che l'economia sia una dimensione di ricerca (non so come altro definire), qualcosa di simile a una materia scolastica per interderci, che raccoglie le teorie, l'esperienza, e le domande che si confanno ad un determianto obiettivo che è l'ottimale impiego delle risorse materiali ed immateriali disponibili per avvicinarsi al massimo benessere complessivo della popolazione umana nel breve e nel lungo periodo.

"Soddisfare i bisogni altrui" è uno dei più diffusi sistemi di produzione di ricchezza materiale, che nasce come conseguenza del principio che spinge alla specializzazione nella produzione di beni e servizi. Attraverso la specializzazione e il seguente scambio dei frutti del lavoro permette una produzione maggiore e un conseguente sostentamento di più persone.

Forse il principio di specializzazione è stato applicato esageratamente portando ad un impoverimento dell'ambiente naturale in cui si colloca l'essere umano e si sta verificando come insostenibile nelle dosi attualmente applicate. Ciò non vuol dire che ognuno debba essere autarchico, ma che dovrebbe essere solo ridimensionato il livello di specializzazione, come mi sembra sostengano coloro che hanno sistetizzato il principio di decrescita felice o come si chiama.

Su ilSole24Ore di qualche giorno fa ho letto che l'uomo dovrebbe vivere degli interessi e non del capitale costituito dalla natura. In questo mi trova d'accordo, ma forse sto divagando.

Quello che in sintesi rappresenta la mia posizione è che le idee di fondo dell'attuale organizzazione economica non siano sbagliate nella loro qualità, ma nella quantità della loro applicazione.
Quando passiamo da tanto a troppo i risultati passano da largamente buoni a negativi. Come per il cibo, ogni cosa assunta in dose massicce fa male, mentre dosi moderate portano in genere benefici.